Clogs
Scritto da Bianca il 2 Marzo 2010
Lo avevamo intuito da Marni lo scorso inverno (sempre valido il concetto di stagione non solare bensì modaiola). Eppoi ce lo ha pesantemente ribadito lo zio Karl per l’estate imminente. Ed alla fine sono arrivate le fashion blogger americane.
Il tacco è di legno! E la buona notizia è che non è richiesto il camuffamento da fricchettoni e nemmeno da infermierine.
Il tacco di legno è decontestualizzato e pure trasversale. Si parte dalgli zoccoli per finire agli stivali, con il minimo comun denominatore della grandissima caciara che vi accompagnerà ad ogni passo.
L’effetto è un filo hippy-chic. Un tantinello cutting edge. Sicuramente non anonimo. Nè tantomeno inosservato.
E se non avete i budget richiesti dai vari Marni e Chanel, questo è il sito di riferimento.
Direttamente dalla Svezia, qualunque modello, tutti in legno.
Personalmente, io vado pazza per il bootie.

- Tags: chanel, legno, marni, scarpe, swedishhasbeens, zoccoli
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Mettersi in lista
Scritto il 1 Marzo 2010 da Bianca
Quello appena concluso è stato un week end di prime volte.
La mia prima sfilata.
La prima volta che ho visto Courtney Love.
La mia prima lista d’attesa per comprare un maledetto smalto per unghie.
E andando a selezionare per interesse, direi di approfondire la terza delle tre prime volte.
Tutto è cominciato l’inverno scorso (che per le modaiole non è altro che questo inverno, insomma, si parla di AI 09). I femminili non parlavano d’altro. Jade di qua, Jade li là. Una tonalità esclusiva. Sensazioni mai provate. Un colore inconfondibile. Un segno di stile. Pareva che a non avere le unghie verdi si passasse da troglodite. E i femminili, sadicamente, dopo aver cincischiato a lungo sulla necessità di Jade, buttavano lì a margine i due o tre posti al mondo in cui era possibile agguantare il suddeto Jade. Tipo che il posto più vicino era Parigi, ed a Parigi era già finito prima che lo mettessero in vendita. O cose di questo tipo.
Per la primavera, il marketing di Chanel è stato più clemente. Il nuovo smalto di prima necessità sembra essere distribuito anche in Italia. Wow. E se d’inverno l’unghia doveva essere verde pisello, per la primavera il must-colore diventa il greige tristesse. Questione di corenza. E da Jade si va a Particuliére. Ma l’introvabilità più o meno è quella.

E niente. Tutta brava e diligente mi presento a gennaio in profumeria. Troppo presto. Mi presento il primo febbraio. Ancora troppo presto. Eppoi non so. Ho perso il conto delle date e delle scuse del mese di febbraio. Da qualche parte mi hanno detto torni tra due giorni. Da qualche altra torni in aprile. Torni la settimana scorsa. In qualche occasione mi sono limitata a constatare la sua assenza dall’espositore. Finchè ieri, la verità. Pare proprio mi sia giocata tutte le chance del mese cruciale.
In profumeria dicono che lo consegnano al massimo in dieci unità. Centellinato. E sparisce subito, nel giro di poche ore.
E nel frattempo mi figuaro orde di ragazze all’entrata: è arrivato Particuliére!
Comunque. lo consegnano. Finisce subito. Ma se mi dai il tuo numero ti metto in lista e se ce n’è abbastanza ti chiamo. Chiaro. Chi ci ripenserebbe due volte.
E quindi nulla, ieri ho smollato il mio cellurare personale ad una perfetta estranea che l’ha trascritto in un pezzo di carta. Così, con la promessa che se ce n’è, ce n’è anche per me.
- Tags: chanel, smalto
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Military Fitness. Come allenare cuori e altri muscoli solitari.
Scritto il 1 Febbraio 2010 da Ceci
Febbraio, andiamo. È tempo di smagrire.
Ecco, questo è il mood ansiogeno ma energetico che si respira oggi a Milano, dopo una domenica senza auto, a piedi per la città. Voglia di alzarsi dalla scrivania per scoprire che siamo ancora homines erecti, desiderio di inzuppare di sudore costosissime magliette tecniche per vedere se è vero che traspirano, bramosia di correre nei parchi sperando che anche il suolo erboso sia brevettato con molleggiamento antishock. Meglio ancora se in gruppi (misti) capeggiati, allenati e spronati a suon di urla e marcette ritmiche da nerboruti trainer in mimetica.

In Inghilterra il Military Fitness spopola da almeno dieci anni, con successo di pubblico attivo, sponsor e passanti incuriositi. Lì il team di istruttori è composto da membri o ex-membri dell’esercito, qualificati e scelti (stando a quello che ho visto ai Kensington Gardens di Londra) per i sorrisi a cento denti e una voce da Bocelli alias Pifferaio Magico capace di trascinarsi dietro per un’ora intera il gruppo di survivor. In Italia, dopo gli esordi nel 2008 dei corsi di Virgin Active, l’allenamento/divertimento mutuato dalla disciplina militaresca si sta diffondendo grazie a realtà come Bootcamp o Italian Military Fitness, riconosciuta dal Coni e per ora operativa su Roma e Milano. Certo, gli istruttori non sono veri soldati e i Giardini di Palestro o di Villa Borghese non sono Hyde Park, ma al motto di Motivazione, Determinazione, Gioco di Squadra, l’associazione promette di “sfruttare alcuni elementi psicologici positivi della vita militare per aiutarti a migliorare il tuo corpo e le tue capacità atletiche”.
Bene, il primo risvolto psicologico della vicenda per quanto mi riguarda è una domanda: chi ha voglia, alle 7 di mattina o alle 6 di sera, di sentirsi gridare in faccia mentre annaspa sulla ventesima flessione, di obbedire a ordini potenzialmente portatori di profonda sofferenza fisica, di solidarizzare e aiutare i compagni rimasti incastrati nel buco di un benefico copertone di tir? Risposta: una persona che nella sua quotidianità si trova in una condizione diametralmente opposta. Dopo la figura del derattizzatore, che si è concretizzata nella mia mente come un lampo di luce verdognola poi subito riassorbita dal nulla, la carrellata prosegue con il padrone della fabbrichetta di scarpe décolleté, il consulente di case farmaceutiche, l’avvocato dell’accusa, il top manager con la Sindrome da Fantasma del Natale Futuro, sopravvenuta in fase di annullamento delle seconde nozze. Insomma, tutti tipi più che papabili per una futura relazione. (Uomini o donne che siano).
A febbraio c’è una promozione sugli abbonamenti semestrali. La prima lezione di prova è gratis. Quasi quasi…
Meditazioni: l’Arte, senza spiegazioni
Scritto il 27 Gennaio 2010 da Ceci
Un paesaggio sospeso e liquido. Ghiaccio, neve, acqua e un ponte. Una striscia di verde, fatta di vecchia memoria o di erba appena nata. Piccoli punti azzurri che confondono cielo e materia. Voglia di inspirare con la rincorsa un po’ di quella purezza.
In una parola, Lichtenstein.
Non è la nuova pubblicità progresso per lo staterello ficcato da qualche parte in Europa (che non si scriverebbe neanche così se no, su su). È un breve resoconto-scontro sulla mostra di Roy Lichtenstein alla Triennale di Milano. E il paesaggio preso in questione è una tela gigante dipinta a olio e Magna (uno speciale colore acrilico), con il metodo della griglia forata (come quella che si usa per decorare i dolci con lo zucchero a velo), da cui i puntini a effetto tipografico-fumetto di cui sopra.
Bene. Gran bell’opera.
È che fa differenza sapere se l’autore ha voluto, per esempio, sublimare il senso di desolazione del Campo innevato con aratro di Van Gogh, che si era ispirato a sua volta a Jean Francois Millet, oppure metterci del suo per dare finalmente una calmata all’eterna Tempesta di Neve di J. M. W. Turner. Per dire. Non per niente questa mostra si intitola Meditazioni sull’Arte e “si articola in sezioni tematiche volte a rendere comprensibile l’evoluzione del processo di appropriazione delle opere di arte moderna avviato da Roy Lichtenstein già a partire dagli anni ‘50”. Si tratta insomma di una raccolta di reinterpretazioni di dipinti, oggetti, sculture e altri materiali preesistenti.
Ecco dunque che il fiducioso, appassionato e solerte fruitore si avvicina al cartellino posto di fianco al quadro, stando attento a non far scattare allarmi e stringendo le palpebre per vedere meglio. L’operazione dura un millesimo di secondo, perché anche il fruitore più appassionato e tonto, una volta messo a fuoco, sa riconoscere e voltare le spalle a un cartellino privo di informazioni. Che delusione.
Non siamo a un corso per giallisti, quindi, bando alla suspense, le fonti da cui ha attinto il Pop Roy per la tela innevata sono delle stampe di paesaggi cinesi. Oh. Interessante! Per scoprirlo e farsi anche una vaga idea del perché del resto di questa mostra, basta sgomitare fino alla temuta, onnipresente e fantozziana Saletta delle Videoproiezioni e sperare di trovare un posto, seduto o in piedi lungo i muri. La qualità dell’audio richiederebbe un’età inferiore ai 50 anni e possibilmente una visita per il rinnovo della patente effettuata di recente, ma il contenuto del film-documentario è illuminante. Lichtenstein parla della sua vita privata e della sua arte in interviste, spezzoni, filmati originali selezionati e montati in modo intelligente. Leggiamo nei titoli di coda che si intitola Meditations on Art e che è stato realizzato da Christina Clausen. Poi sul sito della Fondazione Lichtenstein scopriamo che è stato fatto apposta per questa mostra. (Speriamo anche di trovarlo su youtube o affini, ma per ora non ce n’è traccia).
Ora il fruitore un po’ scocciato si chiede: ma la beneamata e rinomata e pronta per l’Expo e modaiolissima Triennale di Milano quanti stagisti avrà? Dico aspiranti curatori costretti a imbustare i volantini, per intenderci. A qualcuno sarà venuto in mente di prendere un singolo essere umano, lo Stagista del Mese col cappello di McDonald’s magari, dargli da leggere una risma di carte e carteggi, fargli visionare il documentario qualche settimana prima della mostra, chiedergli di estrapolare i pezzi riguardanti le opere esposte e fargli ricavare delle brevi didascalie esplicative? Scommetterei di sì. Ma qualcun altro ha detto no.
Mah.
Forse la spiegazione di tutto (quella che manca) è nel meraviglioso catalogo Skira di 372 pagine venduto alla fine del percorso espositivo, nel bookshop. Dico forse perché non è abitudine del fruitore appassionato e deluso portarsi a casa libri da 69 euro.
Che faccia ha Miss Doodle Doll?
Scritto il 15 Gennaio 2010 da Ceci
Le abbiamo vestite con la maglieria magica, svestite come vallette del Drive In, pettinate come noi, rapate a zero per poi lacrimedicoccodrillarci su, infine lasciate a ricoprirsi di polvere appiccicosa, irrimediabilmente.
Chi ha pensato subito a sorelle minori o cuginette, forse è ancora in tempo a mandare un sms di scuse. Io mi riferisco all’amata, strapazzata categoria delle bambole.
Portatrice sana di pelle ceramicata e capelli fluenti che inspiegabilmente sfuggono alle insidie quotidiane delle polveri sottili, una bambola tradizionale, che indossa una gonna a balze di voile rosa senza tradire il minimo imbarazzo, non è più simpatica di Victoria Beckham che posa seminuda sopra suo marito, per Armani.
Entusiasmo e giubilante accoglienza quindi per Miss Doodle Doll, la non-bambola, disegnata per essere disegnata. Poi cancellata e ri-disegnata, visto che è fatta di carta trattata, resistente all’acqua e lavabile in lavatrice a 30°. Proposta nelle versioni Lui e Lei in una bella scatola di cartone insieme a 5 pennarelli, la magica pupazza è un continuo invito alla creatività. E anche un delizioso maramao a modelli e stereotipi.

Ideati da Merav Flam per il marchio Manuella, Miss e Mister Doodle (letteralmente scarabocchio) sono finalmente acquistabili online anche dall’Italia, sul sito www.anthropologie.com. Se sapessi come si apre la finestra di Collegamento al Panegirico in 20.000 battute di Anthropologie (made in US), lo farei. Nel frattempo consiglio di fare un salto direttamente nel loro nuovo e primo store europeo, in Regent Street a Londra. Vestiti, accessori, borse, scarpe, cuscini e quant’altro, ragazze. Mica solo bambole.
Nota inessenziale
Ecco, io inizierei disegnandole i denti neri e bianchi a tastiera di piano. Poi la pelle blu con piccoli fiori di loto giallo, che da quando ho visto Charlotte Gainsbourg ne L’arte del sogno con la stanza piena di oggetti handmade, ho iniziato a intuire le potenzialità del revival folk. Di lunedì però le farei solo un vestito grigio, le pasticcerei un po’ di cipria sul viso e niente mascara per punizione. Spero che Zoe, la bambina prodigio della mia amica Paola, mi sorprenda con boccoli, fiocchetti e occhi alieni.
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- Ceci: Finalmente torna un po' di sano Cloppete-Clip-Clock-Cloppete in giro per la città. Se una deve soffrire sui 10 cm in silenzio, almeno che parli la sc
- Effina: ... mi piace ... Del resto sono della Vergine e l'orror vacui mi fa paura solo dentro di me. Sistemare, ma soprattutto BUTTARE mi fa davvero sentire
- Dmag.it » Blog Archive » Military Fitness. Come allenare cuori e …: [...] Articolo Originale: Dmag.it » Blog Archive » Military Fitness. Come allenare cuori e ... Articolo aggregato il 1 febbraio, 2010 alle 17:36 ed
- Bianca: se la domanda dovesse essere "come faccio a farmi un account", ti risponderei così: http://www.chictopia.com/account/signup ma sospetto di non aver
- keia: ma come si fa a iscriversi a chictopia....cioè chi ti da il referral code ??
- magre: Che post favoloso! La mia reazione è: prendo, parto e prendo la bambola per le mie tre nipotine. SUBITO. E attendo con ansia il prossimo post di Ceci
- laura: Ciao, anch'io sono abbonata a Bioexpress da un anno ormai; non so che tipo di pagamento usi tu, ma io mi trovo benissimo con il RID bancario. In prati
- Norby: non esistono solo le straniere t-shirt, carine, anche in Italia ci sono magliette interessanti, in tutta estate ne ho disegnate c.ca 350 di stampe pi
- FlashMe: in questo niente trucchetti. Io c'ero. per caso. http://www.youtube.com/watch?v=uVMZ5z7HYB0