anti-fit
Scritto da Bianca il 20 Aprile 2010

Dopo aver dato un’occhiata veloce al fallito incontro della domanda e dell’offerta di attività ludico-ricreative sociali a Milano, suggerirei di lasciare da parte l’osservazione del mercato per tornare ad affrontare temi più alti e a noi più familiari.
Nei giorni passati si è dibattuto praticamente ovunque sulla nuova corrente dell’anti-fit. Dopo anni di sottovuoto e ridotto all’osso, sembra stia in effetti avanzando del molliccio. Si parla di una nuova estetica loffa, rilassata, sfuggente. Un andare incontro all’indefinito, tipo. Contro la forma, soprattutto fisica.
Al momento manca ancora un vero e proprio manifesto, e in effetti sul web si trovano solo tentativi mancati di definizioni, che spesso però restano al terra terra e mancano il significato complesso del concetto di anti-fit.
In attesa di inquadrare meglio la tendenza, io mi sentirei di suggerire alle nostre lettrici di darci retta in ongi caso. Di mollare nell’armadio tutti quei maledetti jeans emostatici con un 2 % di elastam e di correre nei negozi per affrontare faccia a faccia la nuova era. Roba comoda. Informe. Con cui puoi fare delle cose. Anche allacciarti le scarpe.
Banditi gli skinny (che fanno molto tre anni fa).
Superati i boyfriend (che sono decisamente l’anno scorso e che tanto nei negozi nessuno sa cosa diavolo siano).
Buttarsi sugli anti-fit. Eppoi dopo pure sul cibo, va’.
la sagra del mobile
Scritto il 15 Aprile 2010 da Bianca
L’osservazione dall’esterno dei flussi migratori, o della composizione, ma anche solo del comportamento del popolo del fuorisalonisti, mi sta convicendo che a Milano manca un sano sistema di sagre paesane. Non so. Basterebbe qualcosa di semplice. Una sagra della salamella dallo zozzone notturno. Una fiera del vip spotting e del cool hunting. Una celebrazione pura del faccio cose vedo gente.
Qualcosa di finalmente avulso da questo pretestuoso mondo del design e dei mobilieri.
Non si capisce perchè per sette giorni all’anno la priorità della gente normale, quella non addetta ai lavori, dovrebbe diventare un mix di imbottiti, illuminazione, eco-compatibilità ed eurocucine. Ma che davvero? Basterebbe molto meno per un sano struscio libera tutti, aperitivo libero e cazzeggio post-lavoro selvaggio.
L’unico risultato di questa appropriazione indebita degli eventi e ricorrenze altrui è che la città è in tilt. I mezzi sono pieni zeppi. C’è gente fuorisalonista e molesta dappertutto mista a gente salonista molto molto indaffarata mista a gente che vorrebbe continuare a vivere normalmente, ma non può. Che fatica.
- Tags: fatica, fuorisalone, milano, sagre, salone
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Clogs
Scritto il 2 Marzo 2010 da Bianca
Lo avevamo intuito da Marni lo scorso inverno (sempre valido il concetto di stagione non solare bensì modaiola). Eppoi ce lo ha pesantemente ribadito lo zio Karl per l’estate imminente. Ed alla fine sono arrivate le fashion blogger americane.
Il tacco è di legno! E la buona notizia è che non è richiesto il camuffamento da fricchettoni e nemmeno da infermierine.
Il tacco di legno è decontestualizzato e pure trasversale. Si parte dalgli zoccoli per finire agli stivali, con il minimo comun denominatore della grandissima caciara che vi accompagnerà ad ogni passo.
L’effetto è un filo hippy-chic. Un tantinello cutting edge. Sicuramente non anonimo. Nè tantomeno inosservato.
E se non avete i budget richiesti dai vari Marni e Chanel, questo è il sito di riferimento.
Direttamente dalla Svezia, qualunque modello, tutti in legno.
Personalmente, io vado pazza per il bootie.

Mettersi in lista
Scritto il 1 Marzo 2010 da Bianca
Quello appena concluso è stato un week end di prime volte.
La mia prima sfilata.
La prima volta che ho visto Courtney Love.
La mia prima lista d’attesa per comprare un maledetto smalto per unghie.
E andando a selezionare per interesse, direi di approfondire la terza delle tre prime volte.
Tutto è cominciato l’inverno scorso (che per le modaiole non è altro che questo inverno, insomma, si parla di AI 09). I femminili non parlavano d’altro. Jade di qua, Jade li là. Una tonalità esclusiva. Sensazioni mai provate. Un colore inconfondibile. Un segno di stile. Pareva che a non avere le unghie verdi si passasse da troglodite. E i femminili, sadicamente, dopo aver cincischiato a lungo sulla necessità di Jade, buttavano lì a margine i due o tre posti al mondo in cui era possibile agguantare il suddeto Jade. Tipo che il posto più vicino era Parigi, ed a Parigi era già finito prima che lo mettessero in vendita. O cose di questo tipo.
Per la primavera, il marketing di Chanel è stato più clemente. Il nuovo smalto di prima necessità sembra essere distribuito anche in Italia. Wow. E se d’inverno l’unghia doveva essere verde pisello, per la primavera il must-colore diventa il greige tristesse. Questione di corenza. E da Jade si va a Particuliére. Ma l’introvabilità più o meno è quella.

E niente. Tutta brava e diligente mi presento a gennaio in profumeria. Troppo presto. Mi presento il primo febbraio. Ancora troppo presto. Eppoi non so. Ho perso il conto delle date e delle scuse del mese di febbraio. Da qualche parte mi hanno detto torni tra due giorni. Da qualche altra torni in aprile. Torni la settimana scorsa. In qualche occasione mi sono limitata a constatare la sua assenza dall’espositore. Finchè ieri, la verità. Pare proprio mi sia giocata tutte le chance del mese cruciale.
In profumeria dicono che lo consegnano al massimo in dieci unità. Centellinato. E sparisce subito, nel giro di poche ore.
E nel frattempo mi figuaro orde di ragazze all’entrata: è arrivato Particuliére!
Comunque. lo consegnano. Finisce subito. Ma se mi dai il tuo numero ti metto in lista e se ce n’è abbastanza ti chiamo. Chiaro. Chi ci ripenserebbe due volte.
E quindi nulla, ieri ho smollato il mio cellurare personale ad una perfetta estranea che l’ha trascritto in un pezzo di carta. Così, con la promessa che se ce n’è, ce n’è anche per me.
- Tags: chanel, smalto
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Military Fitness. Come allenare cuori e altri muscoli solitari.
Scritto il 1 Febbraio 2010 da Ceci
Febbraio, andiamo. È tempo di smagrire.
Ecco, questo è il mood ansiogeno ma energetico che si respira oggi a Milano, dopo una domenica senza auto, a piedi per la città. Voglia di alzarsi dalla scrivania per scoprire che siamo ancora homines erecti, desiderio di inzuppare di sudore costosissime magliette tecniche per vedere se è vero che traspirano, bramosia di correre nei parchi sperando che anche il suolo erboso sia brevettato con molleggiamento antishock. Meglio ancora se in gruppi (misti) capeggiati, allenati e spronati a suon di urla e marcette ritmiche da nerboruti trainer in mimetica.

In Inghilterra il Military Fitness spopola da almeno dieci anni, con successo di pubblico attivo, sponsor e passanti incuriositi. Lì il team di istruttori è composto da membri o ex-membri dell’esercito, qualificati e scelti (stando a quello che ho visto ai Kensington Gardens di Londra) per i sorrisi a cento denti e una voce da Bocelli alias Pifferaio Magico capace di trascinarsi dietro per un’ora intera il gruppo di survivor. In Italia, dopo gli esordi nel 2008 dei corsi di Virgin Active, l’allenamento/divertimento mutuato dalla disciplina militaresca si sta diffondendo grazie a realtà come Bootcamp o Italian Military Fitness, riconosciuta dal Coni e per ora operativa su Roma e Milano. Certo, gli istruttori non sono veri soldati e i Giardini di Palestro o di Villa Borghese non sono Hyde Park, ma al motto di Motivazione, Determinazione, Gioco di Squadra, l’associazione promette di “sfruttare alcuni elementi psicologici positivi della vita militare per aiutarti a migliorare il tuo corpo e le tue capacità atletiche”.
Bene, il primo risvolto psicologico della vicenda per quanto mi riguarda è una domanda: chi ha voglia, alle 7 di mattina o alle 6 di sera, di sentirsi gridare in faccia mentre annaspa sulla ventesima flessione, di obbedire a ordini potenzialmente portatori di profonda sofferenza fisica, di solidarizzare e aiutare i compagni rimasti incastrati nel buco di un benefico copertone di tir? Risposta: una persona che nella sua quotidianità si trova in una condizione diametralmente opposta. Dopo la figura del derattizzatore, che si è concretizzata nella mia mente come un lampo di luce verdognola poi subito riassorbita dal nulla, la carrellata prosegue con il padrone della fabbrichetta di scarpe décolleté, il consulente di case farmaceutiche, l’avvocato dell’accusa, il top manager con la Sindrome da Fantasma del Natale Futuro, sopravvenuta in fase di annullamento delle seconde nozze. Insomma, tutti tipi più che papabili per una futura relazione. (Uomini o donne che siano).
A febbraio c’è una promozione sugli abbonamenti semestrali. La prima lezione di prova è gratis. Quasi quasi…
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- Elisabetta: ragazzi ma li avete visti questi??? sono bellissimi!!! http://www.capri-sandals.net/capri-sandals/43/sandali-bernice
- Bianca: caro ziova, non credo sia questione di fisico, quanto piuttosto di pertinenza. ci si riscopre designer della domenica in assenza di altri contesti a
- ziova: macchè bianca, la verità è che voi "ggiovani" vi siete rammolliti da paura, quelli di sinistra in particolare. siete vecchi dentro. vi siete arresi