Military Fitness. Come allenare cuori e altri muscoli solitari.
Scritto da Ceci il 1 Febbraio 2010
Febbraio, andiamo. È tempo di smagrire.
Ecco, questo è il mood ansiogeno ma energetico che si respira oggi a Milano, dopo una domenica senza auto, a piedi per la città. Voglia di alzarsi dalla scrivania per scoprire che siamo ancora homines erecti, desiderio di inzuppare di sudore costosissime magliette tecniche per vedere se è vero che traspirano, bramosia di correre nei parchi sperando che anche il suolo erboso sia brevettato con molleggiamento antishock. Meglio ancora se in gruppi (misti) capeggiati, allenati e spronati a suon di urla e marcette ritmiche da nerboruti trainer in mimetica.

In Inghilterra il Military Fitness spopola da almeno dieci anni, con successo di pubblico attivo, sponsor e passanti incuriositi. Lì il team di istruttori è composto da membri o ex-membri dell’esercito, qualificati e scelti (stando a quello che ho visto ai Kensington Gardens di Londra) per i sorrisi a cento denti e una voce da Bocelli alias Pifferaio Magico capace di trascinarsi dietro per un’ora intera il gruppo di survivor. In Italia, dopo gli esordi nel 2008 dei corsi di Virgin Active, l’allenamento/divertimento mutuato dalla disciplina militaresca si sta diffondendo grazie a realtà come Bootcamp o Italian Military Fitness, riconosciuta dal Coni e per ora operativa su Roma e Milano. Certo, gli istruttori non sono veri soldati e i Giardini di Palestro o di Villa Borghese non sono Hyde Park, ma al motto di Motivazione, Determinazione, Gioco di Squadra, l’associazione promette di “sfruttare alcuni elementi psicologici positivi della vita militare per aiutarti a migliorare il tuo corpo e le tue capacità atletiche”.
Bene, il primo risvolto psicologico della vicenda per quanto mi riguarda è una domanda: chi ha voglia, alle 7 di mattina o alle 6 di sera, di sentirsi gridare in faccia mentre annaspa sulla ventesima flessione, di obbedire a ordini potenzialmente portatori di profonda sofferenza fisica, di solidarizzare e aiutare i compagni rimasti incastrati nel buco di un benefico copertone di tir? Risposta: una persona che nella sua quotidianità si trova in una condizione diametralmente opposta. Dopo la figura del derattizzatore, che si è concretizzata nella mia mente come un lampo di luce verdognola poi subito riassorbita dal nulla, la carrellata prosegue con il padrone della fabbrichetta di scarpe décolleté, il consulente di case farmaceutiche, l’avvocato dell’accusa, il top manager con la Sindrome da Fantasma del Natale Futuro, sopravvenuta in fase di annullamento delle seconde nozze. Insomma, tutti tipi più che papabili per una futura relazione. (Uomini o donne che siano).
A febbraio c’è una promozione sugli abbonamenti semestrali. La prima lezione di prova è gratis. Quasi quasi…
Meditazioni: l’Arte, senza spiegazioni
Scritto il 27 Gennaio 2010 da Ceci
Un paesaggio sospeso e liquido. Ghiaccio, neve, acqua e un ponte. Una striscia di verde, fatta di vecchia memoria o di erba appena nata. Piccoli punti azzurri che confondono cielo e materia. Voglia di inspirare con la rincorsa un po’ di quella purezza.
In una parola, Lichtenstein.
Non è la nuova pubblicità progresso per lo staterello ficcato da qualche parte in Europa (che non si scriverebbe neanche così se no, su su). È un breve resoconto-scontro sulla mostra di Roy Lichtenstein alla Triennale di Milano. E il paesaggio preso in questione è una tela gigante dipinta a olio e Magna (uno speciale colore acrilico), con il metodo della griglia forata (come quella che si usa per decorare i dolci con lo zucchero a velo), da cui i puntini a effetto tipografico-fumetto di cui sopra.
Bene. Gran bell’opera.
È che fa differenza sapere se l’autore ha voluto, per esempio, sublimare il senso di desolazione del Campo innevato con aratro di Van Gogh, che si era ispirato a sua volta a Jean Francois Millet, oppure metterci del suo per dare finalmente una calmata all’eterna Tempesta di Neve di J. M. W. Turner. Per dire. Non per niente questa mostra si intitola Meditazioni sull’Arte e “si articola in sezioni tematiche volte a rendere comprensibile l’evoluzione del processo di appropriazione delle opere di arte moderna avviato da Roy Lichtenstein già a partire dagli anni ‘50”. Si tratta insomma di una raccolta di reinterpretazioni di dipinti, oggetti, sculture e altri materiali preesistenti.
Ecco dunque che il fiducioso, appassionato e solerte fruitore si avvicina al cartellino posto di fianco al quadro, stando attento a non far scattare allarmi e stringendo le palpebre per vedere meglio. L’operazione dura un millesimo di secondo, perché anche il fruitore più appassionato e tonto, una volta messo a fuoco, sa riconoscere e voltare le spalle a un cartellino privo di informazioni. Che delusione.
Non siamo a un corso per giallisti, quindi, bando alla suspense, le fonti da cui ha attinto il Pop Roy per la tela innevata sono delle stampe di paesaggi cinesi. Oh. Interessante! Per scoprirlo e farsi anche una vaga idea del perché del resto di questa mostra, basta sgomitare fino alla temuta, onnipresente e fantozziana Saletta delle Videoproiezioni e sperare di trovare un posto, seduto o in piedi lungo i muri. La qualità dell’audio richiederebbe un’età inferiore ai 50 anni e possibilmente una visita per il rinnovo della patente effettuata di recente, ma il contenuto del film-documentario è illuminante. Lichtenstein parla della sua vita privata e della sua arte in interviste, spezzoni, filmati originali selezionati e montati in modo intelligente. Leggiamo nei titoli di coda che si intitola Meditations on Art e che è stato realizzato da Christina Clausen. Poi sul sito della Fondazione Lichtenstein scopriamo che è stato fatto apposta per questa mostra. (Speriamo anche di trovarlo su youtube o affini, ma per ora non ce n’è traccia).
Ora il fruitore un po’ scocciato si chiede: ma la beneamata e rinomata e pronta per l’Expo e modaiolissima Triennale di Milano quanti stagisti avrà? Dico aspiranti curatori costretti a imbustare i volantini, per intenderci. A qualcuno sarà venuto in mente di prendere un singolo essere umano, lo Stagista del Mese col cappello di McDonald’s magari, dargli da leggere una risma di carte e carteggi, fargli visionare il documentario qualche settimana prima della mostra, chiedergli di estrapolare i pezzi riguardanti le opere esposte e fargli ricavare delle brevi didascalie esplicative? Scommetterei di sì. Ma qualcun altro ha detto no.
Mah.
Forse la spiegazione di tutto (quella che manca) è nel meraviglioso catalogo Skira di 372 pagine venduto alla fine del percorso espositivo, nel bookshop. Dico forse perché non è abitudine del fruitore appassionato e deluso portarsi a casa libri da 69 euro.
Che faccia ha Miss Doodle Doll?
Scritto il 15 Gennaio 2010 da Ceci
Le abbiamo vestite con la maglieria magica, svestite come vallette del Drive In, pettinate come noi, rapate a zero per poi lacrimedicoccodrillarci su, infine lasciate a ricoprirsi di polvere appiccicosa, irrimediabilmente.
Chi ha pensato subito a sorelle minori o cuginette, forse è ancora in tempo a mandare un sms di scuse. Io mi riferisco all’amata, strapazzata categoria delle bambole.
Portatrice sana di pelle ceramicata e capelli fluenti che inspiegabilmente sfuggono alle insidie quotidiane delle polveri sottili, una bambola tradizionale, che indossa una gonna a balze di voile rosa senza tradire il minimo imbarazzo, non è più simpatica di Victoria Beckham che posa seminuda sopra suo marito, per Armani.
Entusiasmo e giubilante accoglienza quindi per Miss Doodle Doll, la non-bambola, disegnata per essere disegnata. Poi cancellata e ri-disegnata, visto che è fatta di carta trattata, resistente all’acqua e lavabile in lavatrice a 30°. Proposta nelle versioni Lui e Lei in una bella scatola di cartone insieme a 5 pennarelli, la magica pupazza è un continuo invito alla creatività. E anche un delizioso maramao a modelli e stereotipi.

Ideati da Merav Flam per il marchio Manuella, Miss e Mister Doodle (letteralmente scarabocchio) sono finalmente acquistabili online anche dall’Italia, sul sito www.anthropologie.com. Se sapessi come si apre la finestra di Collegamento al Panegirico in 20.000 battute di Anthropologie (made in US), lo farei. Nel frattempo consiglio di fare un salto direttamente nel loro nuovo e primo store europeo, in Regent Street a Londra. Vestiti, accessori, borse, scarpe, cuscini e quant’altro, ragazze. Mica solo bambole.
Nota inessenziale
Ecco, io inizierei disegnandole i denti neri e bianchi a tastiera di piano. Poi la pelle blu con piccoli fiori di loto giallo, che da quando ho visto Charlotte Gainsbourg ne L’arte del sogno con la stanza piena di oggetti handmade, ho iniziato a intuire le potenzialità del revival folk. Di lunedì però le farei solo un vestito grigio, le pasticcerei un po’ di cipria sul viso e niente mascara per punizione. Spero che Zoe, la bambina prodigio della mia amica Paola, mi sorprenda con boccoli, fiocchetti e occhi alieni.
Dr Martens
Scritto il 17 Dicembre 2009 da Bianca

Indosso Dr Martens quasi ininterrottamente dalla prima media. Sono comodi, multistagionali (altro che le Chuck Taylor ghiacciapiedi) e versatili (io li porto con tutto e dappertutto, dagli shorts ai vestitini, dalla moto all’ufficio)
Ne ho avuti - e quindi ne ho, perchè un paio di Dr Martens è per sempre - di tutti i colori: viola, a fiori, fuxia, beige in suede, verdi e naturalmente neri. Tuttavia sono sempre stata fedelissima al modello 8 eye. In pratica, il modello più tradizionale e sdoganato.
Ieri, sfogliando il mio sito di gossip modaiolo preferito in un non raro momento di cazzeggio, ho scovato una foto che ha messo in seria crisi la mia fedeltà cieca nell’ottobuchi.

Lourdes in Dolce & Gabbana con ai piedi un 14 eye.
Ora mi chiudo in cameretta riflettendo sulla miseria certa di avere come potenziale icona di stile una tredicenne.
Epperò sul quattordicibuchi ci farei un pensierino, sempre che iXpenseIt me lo consenta….
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iXpenseIt (un’utile noia di post sui soldi)
Scritto il 16 Dicembre 2009 da Bianca

C’è del sadico nel mettersi a parlare di soldi prima di Natale, forse.
Però ci può essere anche dell’utile, spero.
Ho sempre avuto una gestione piuttosto distratta delle mie finanze, col risultato che il mio porcellino dei risparmi dopo 4 anni di lavoro è indecorosamente magro. Negli anni ho provato a cercare un equilibrio, a mantenere un certo controllo, a introdurre piccoli espedienti di auto-verifica (tipo patetici file excel da compilare a fine giornata, magari dopo 3 sbagliati). E il risultato, dicevamo, è il porcellino magro. Insomma, una tristezza. Un fallimento. Una continua vivida testimonianza di incapacità di gestione razionale delle mie entrate. Anche una vergogna, per il mio cursus honorum molto business oriented, peraltro.
In particolare, la situazione si fa più fastidiosa a ridosso delle feste natalizie. Si parla di regali. Vacanze. Spese per il riscaldamento. Si fanno due conti. Imbarazzo.
Ecco, quest’anno vi propongo un modo pratico, scientifico, efficace e immediato non solo per imbarazzarvi profondamente, ma anche per porre le basi del vostro brillante successo personale economico & finanziario del 2010.
Si chiama iXpenseIt ed è la più indispensabile applicazione iPhone del momento.
Date pure un occhio su iTunes e sul web: un gustificato tripudio di entusiasmo nelle recensioni
La logica è piuttosto semplice: stabilisci un budget mensile per le tue spese, magari allocando valori diversi per diverse attività, ed ogni volta che spendi, iPhone è lì con te per tenere traccia delle tue azioni… e delle tue trasgressioni. Insomma, niente di troppo rivoluzionario rispetto al patetico file excel di fine giornata. A parte il fatto che non devi aspettare le 3 di notte per spremere le meningi e ripercorrere le tracce di tutti i soldi sperperati. Che registrare una spesa al momento dell’acquisto è un ottimo deterrente all’acquisto insensato. Che in ogni momento sai esattamente quando budget ti resta per il mese in corso complessivamente ma anche per ciascuna delle voci di spesa che ti sei concesso. Che se sei un amante dei grafici non devi nemmeno prenderti il disturbo di farteli, perchè la simpatica applicazioncina ha già fatto tutto per te… Insomma, devo continuare?
L’applicazione è gratis in versione leggera, e in vendita a ricchi tre euri e 99 cents in versione ricca, appunto.
Che dire, i soldi meglio spesi del mese.
ps: che fine ha fatto la mia co-blogger? aho’ non lasciarmi sola!
- Tags: applicazioni, iPhone, risparmio, soldi
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Eric, Lady Gaga, lo Zeitgeist e un’altra manciata di parole buttate a caso
Scritto il 3 Dicembre 2009 da Bianca
Supponiano assieme che l’autenticità non esista. O che non sia un valore, tipo. Supponiamo che anche la marchettatta, il progetto furbo e commerciale possano essere in qualche modo arte, o quanto meno geniali.
Ecco, io adoro Lady Gaga. Trovo che sia orribile, disgustosa, eccessiva, fintissima eppure attratente e spettacolare. Attraente nel senso che è un modello sempre diverso di cozza, ma non riesci comunque a staccarle mai gli occhi di dosso. Spettacolare perchè affascinante, divertente, strana, intelligente.
Intendiamoci, non ascolterei mai la sua musica in cameretta per struggermi pensando alle pochezze della mia vita. Nè andrei a un suo concerto, per dire. Ma anche solo guardare un suo video su YouTube mi sembra un’esperienza superiore.
Le coreografie, un’eterna e gustosa citazione di mille altri balletti da Kylie a Madonna, diventano più malate, innaturali, schifose eppure più sexy. Gli outfit. Santocielo. Gli outfit! Dai tacchi di Mc Queen, altrettanto mostruosamente belli, allo strepitoso abito con lo strascico di orso polare tappetato. I gesti, i movimenti. Lo zombismo. La mortiviventitudine. Eric di True Blood che compare in Paparazzi. L’inutile comparsata in Gossip Girl. Il make up. Il travestitismo. L’ironia.
E’ tutto così… geniale. Riciclato, necessario, contemporaneo, per niente noioso, zero scontato.
Insomma, tutto molto divertente.
Mai più senza
Scritto il 30 Novembre 2009 da Bianca
Mentre il buon vecchio Nylon per la seconda volta in un annetto e mezzo piazza in copertina Blake Lively (va beh, la Serena Van Der Woodsen di Gossip Girl), si scopre che sul sito della CW (che produce il suddetto Gossip Girl assieme a un altro paio di serialucci da femmine adolescenti) si sono inventati un carinissimo shop online.
Gossip Girl, oltre che per gli intrecci più o meno avvincenti e gli interpreti più che avvenenti, è diventato famoso soprattutto per gli outfit dei vari protagonisti. Il solito improbabile mix and match per cui in mezzo ad un braccialetto da 5 dollari di Urban Outfitters spuntano abiti Marc e suole rosse Louboutin, direte voi.
E sì, più volte mi sono trovata a domandarmi come la povera liceale Little J. from Brooklyn potesse permettersi borse da minimo minimo duemila dollari l’una. O come quell’altromondista di Vanessa non si vergognasse ad andare in giro con capetti nient’affatto cheap. O anche solo come tutte riuscissero a scorazzare per Manhattan 24/7 su un minimo di tacco 12. Però, insomma, evitando di soffermarsi su questi insulsi dettagli, bisogna riconoscere che il lato fashionista della serie è davvero apprezzabile. Ogni personaggio ha un suo stile estetico chiaro, coerente, riconoscibile e pure in evoluzione. Prendiamo ancora Jenny. Dai cerchietti e le calze pastello da brava scolaretta nella prima serie, al biondo Blondie e agli smokie eyes da cattiva ragazza nella seconda, più o meno senza fare una piega.
E se le borse Versace o Valentino restano a portata della liceale di Brooklyn solo nel buffo mondo strampalato di Gossip Girl, nel nostro cattivo mondo reale gli amici della CW ci metteno a disposizione un’interessante selezione di accessori strappati alla serie e acquistabili online a prezzi davvero accessibili.
Ti senti ribbelle come Jenny? Oppure snob e chic come Blair? O piuttosto sexy e spensierata come Serena? A te la scelta.
Personalmente, ho un debole per Queen B e i suoi vestitini sofisticati ed ho appena buttato l’occhio su questo ciondolo fiocchettoso…

Buono Shopping!
XOXO
PS: forse ho un po’ abbondato col il link-dropping. Perdonatemi, al mio editore piace così.
- Tags: Gossip Girl, shopping
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Intervallo pubblicitario - Bioexpress.it
Scritto il 9 Ottobre 2009 da Elena
Disclaimer: questo post non è in nessun modo oggetto di compenso da parte di Bioexpress. L’Autrice si riserva di manifestare le proprie opinioni, positive e negative, sul servizio in oggetto. Nessun peperone è stato maltrattato durante la stesura dello stesso.
Da quando sono tornata a vivere a Milano, dopo mesi in cui mi ero dedicata alla creazione e alla coltivazione del mio orto, il reparto frutta fresca del Supermercato Milanese Medio ormai ha ai miei occhi la stessa attrattiva di una distesa di frutti di plastica.
C’è da dire che in quanto vegana / a tratti vegetariana / non toccatemi il samone crudo (notoriamente un frutto, mica un animale morto), frutta e verdura costituiscono un buon 70% dei miei pasti. Capite quindi che le soluzioni non erano molte: dedicarmi al commercio di organi (possibilmente non miei) in modo da potermi permettere il reparto freschi del Naturasì, oppure capitolare al plasticume…
Per fortuna ho scoperto un’alternativa: Bioexpress.it
Bioexpress è un servizio di consegna a domicilio di frutta e verdura biologiche al momento è attivo solo in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli e Alto Adige. Io sono ‘abbonata’ da quasi un mese, ormai, e sono soddisfattissima - tanto da chiedere all’Editore di poter scrivere questo spottone su dmag ;D
Come funziona?
Ci si iscrive online, mandando una mail con i propri dati: il signor Bioexpress, in base alla zona, informa del giorno della settimana in cui la cassetta sarà consegnata. Bisogna specificare la dimensione della cassetta e il contenuto preferito (solo frutta, solo verdura, mista). Volendo esistono anche le ceste da ufficio, ovvero cassette che comprendono alimenti che si possono mangiare anche davanti alla scrivania, magari da dividere fra colleghi.
Ovviamente è possibile segnalare gli alimenti ‘non graditi’: se i funghi vi fanno senso, anche il fatto di essere biologici e consegnati direttamente sull’uscio di casa difficilmente ve li farà apprezzare!
Ecco la cassetta appena consegnata
Si inizia a vedere qualcosa…
Questo è il contenuto di una borsa ’single’ (circa 4 chili) di frutta e verdura miste
Mi sento in dovere di specificare che ho messo a dura prova la pazienza del signore delle consegne: abito al quinto piano, senza ascensore, in un condominio decisamente ‘bronx’. Eppure lui ogni venerdì mattina si fa tutte le scale in modo da lasciarmi la cassetta proprio sull’uscio di casa, in modo che nessuno attenti alla mia dose settimanale di mandarini! Un eroe dei nostri tempi.
Come si paga?
Una volta al mese viene emessa una fattura in pdf, che può essere pagata in banca, in posta o con bonifico online.
Ma… le magagne?
I punti di ‘debolezza’ del servizio secondo me sono due. Uno prettamente ecologico - dall’Alto Adige a Milano non sono proprio due passi, alla faccia della filiera corta. Per contro c’è da dire che più persone richiedono il servizio meno l’impatto ecologico del trasporto sarà alto - e non crediamo che la frutta e verdura del supermercato venga da molto più vicino.
L’altro punto negativo è la ‘macchinosità’ del processo di iscrizione e di pagamento. Basterebbe poco per creare un form online che snellisca l’iscrizione, e un sistema di pagamento più web-friendly (paypal, anyone?). Ecco, se il signor Bioexpress ne dovesse sentire il bisogno, conosco un paio di webespertoni freelance che potrebbero fare al suo caso.. ;D
In sintesi?
Se vivete a Milano, provate e non ne potrete più fare a meno!
- Tags: bio, bioexpress, biologico, domicilio, frutta, milano, spesa, verdura
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Le ciambelline della colazione / le ciambelline della mamma
Scritto il 27 Settembre 2009 da Bianca
Un paio di giorni fa il mio editore mi ha minacciato di cacciarmi se avessi per una seconda volta ceduto alla tentazione di scrivere qui dentro cose totally nonsense, scritte sotto stato di dormiveglia e comprensibili al più alla mia migliore amica.
Ora, non che ci si guadagni gran che a scrivere qui dentro - per la verità, non ci si guadagna un bel niente, ma vabbè - ma di questi tempi un lavoro, anche se non retribuito, pare brutto non tenerselo stretto.
E quindi eccomi, editore. Accetto la sfida. Scrivo di cose comprensibili e socialmente utili.
Condivido con la nostra vasta e pregiata audience la ricetta della mamma fu della nonna per le ciambelline della colazione. Io ci sono cresciuta a queste ciambelline. Il valore affettivo è altissimo, anche se tra l’ultimo e il penultimo anno di asilo confesso di averle barattate spesso in favore di tegolinimulinobianco. Via, mica ve lo devo spiegare io il fascino del proibito.
Naturalmente la ricetta non c’è. Ogni volta mi faccio dettare dalla mamma al telefono gli ingredienti in ordine casuale. Ogni volta le quantità non sono proprio le stesse della volta prima. Ma anche questo è il bello.
Ecco gli ingredienti della telefonata di oggi.

500/600 grammi di farina 00
60 grammi di burro
100 grammi di zucchero
3 uova intere
1 cubetto di lievito fresco oppure una bustina di lievito liofilizzato
scorza di limone grattugiata (limone del proprio albero, possibilmente, o alla peggio biologico. in ogni caso, mai di limone trattato!)
latte qb - al massimo mezzo bicchiere - il necessario per amalgamare il tutto.

L’operazione fondamentale, dopo aver recuperato tutti gli ingredienti, è in effetti quella di amalgamare il tutto. Fare un impasto, eventualmente aiutandosi con ulteriore farina in caso di eccessivo appiccicume.

Lavorare l’impasto e lasciarlo riposare per almeno un’oretta e mezza, coperto, in luogo riparato dalla corrente (un’oretta e mezza oppure finchè il volume dell’impasto non è raddoppiato)
Al termine di questa prima lievitazione, ri-lavorare l’impasto per circa una decina di minuti su un piano infarinato. Dividere l’impasto in piccole parti - le future ciambelline! - da disporre in una teglia su cui è stata appositamente stesa della carta da forno. Lasciar riposare le future ciambelline sotto un canovaccio per un’altra mezz’oretta.
Al termine della seconda e ultima lievitazione, infilare la teglia nel forno preriscaldato a 180° in modalità ventilato. I tempi di permanenza nel forno non mi sono stati comunicati nel dettaglio. La mamma dice che bisogna sfornare le ciambelline quando incominciano a dorarsi, e come indicazione mi sembra piuttosto chiara.

Varianti. Ci sono triliardi di varianti! In sede di seconda lievitazione (quando cioè si fanno le palline - future ciambelline) è possibile aggiungere all’impasto gocce di cioccolata, uvetta, anice, una farcitura di cioccolata interna, come ho fatto io questo pomeriggio…

Insomma, non si sa bene cosa avessi per la testa nella mia infanzia prescolare.
incontri ravvicinati
Scritto il 25 Settembre 2009 da Bianca

Non uscivo di casa da settimane. Dico, in orari non diurni. E stasera ho incontrato Daria. Daria che non serve il cognome perchè è in tutte le copertine, le campagne e i servizi.
Ora, qualcuno mi deve spiegare perchè Corriere.it e Repubblica.it per ben due giorni hanno strillato in home page con un altisonante “Settimana della moda: arrivano le modelle a Milano” una ricca fotogallery di quattro stampellone bielorusse scialbe e malvestite quando basta uscire di casa per imbattersi in una supermodella a caso.
A voler essere seri dovrei recuperare il link alle tristi fotogallery di entrambi i quotidiani. E quantomeno caricare un foto di Daria in pantaloni di pelle, così come l’ho vista poco fa in porta Venezia. Ma fate come se, via. Sono troppo annientata da aperitivi, tacchi dieci e taxi esauriti per dedicarmi a questi sforzi operativi.
- Tags: daria, figa, modelle
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- Le ciambelline della colazione / le ciambelline della mamma
- incontri ravvicinati
- Dmag.it » Blog Archive » Military Fitness. Come allenare cuori e …: [...] Articolo Originale: Dmag.it » Blog Archive » Military Fitness. Come allenare cuori e ... Articolo aggregato il 1 febbraio, 2010 alle 17:36 ed
- Bianca: se la domanda dovesse essere "come faccio a farmi un account", ti risponderei così: http://www.chictopia.com/account/signup ma sospetto di non aver
- keia: ma come si fa a iscriversi a chictopia....cioè chi ti da il referral code ??
- xHEvie: Students would order already written essays about this good topic, opting for the custom writing services. You definately will need use
- magre: Che post favoloso! La mia reazione è: prendo, parto e prendo la bambola per le mie tre nipotine. SUBITO. E attendo con ansia il prossimo post di Ceci
- laura: Ciao, anch'io sono abbonata a Bioexpress da un anno ormai; non so che tipo di pagamento usi tu, ma io mi trovo benissimo con il RID bancario. In prati
- Norby: non esistono solo le straniere t-shirt, carine, anche in Italia ci sono magliette interessanti, in tutta estate ne ho disegnate c.ca 350 di stampe pi
- FlashMe: in questo niente trucchetti. Io c'ero. per caso. http://www.youtube.com/watch?v=uVMZ5z7HYB0
- Giulia: Evviva Bioexpress! Anche io alla prima cassetta mi sono sentita in dovere di scrivere un post pubblicitario (autoreferenziale: http://www.wakarima
- Orticoltura Sperimentale» Blog Archive » Orto sul balcone? – La Pianificazione Strategica: [...] volta garantito l’approvvigionamento vegetale di base (grazie al signor bioexpress) e dopo settimane e settimane di rimuginamenti, mi sono




